“A scuola di legalità: una lezione di vita con il Procuratore Nicola Gratteri”
Il 9 aprile è stata una giornata speciale per gli studenti della IV A del Liceo Classico Ovidio. Una di quelle occasioni che lasciano un segno, che aprono domande e accendono consapevolezze destinate a durare nel tempo.
Nell’aula magna dell’Università degli Studi di Teramo, gli studenti hanno avuto il privilegio di ascoltare Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, figura simbolo della lotta alla criminalità e testimone autentico di cosa significhi vivere ogni giorno nel nome della giustizia e della legalità. Le sue parole, dirette e prive di retorica, hanno attraversato i banchi con la forza delle esperienze vere, quelle che non si studiano sui libri ma si costruiscono sul campo, con coraggio e responsabilità.
L’incontro, promosso con passione dalla professoressa Alessandra Carugno, rappresenta il momento conclusivo di un percorso più ampio: il progetto “A scuola di legalità”, nato dalla collaborazione tra UNITE, il liceo classico e altre scuole del territorio. Un cammino fatto di tappe significative — dagli incontri del 4 marzo e del 24 marzo, fino ad altri appuntamenti — che ha accompagnato gli studenti in una riflessione profonda sul loro ruolo nella società.
A dialogare con Gratteri non sono stati spettatori passivi, ma giovani cittadini in formazione, studenti delle scuole d’Abruzzo che hanno posto domande dirette, a tratti scomode, tutte accomunate da un interrogativo fondamentale: quale può essere il contributo dei giovani nella lotta contro la criminalità?
La risposta del magistrato è stata tanto semplice quanto potente: fare il proprio dovere. Studiare, informarsi, lavorare con impegno per diventare parte attiva della società civile. Non servono gesti eroici, ma scelte quotidiane consapevoli, fondate sull’onestà e sul rispetto delle regole.
Un invito chiaro, quasi essenziale: dialogare di più, confrontarsi tra pari, ma anche con gli adulti, con i genitori, per crescere non solo più preparati, ma anche più liberi e responsabili. Perché la legalità non è un concetto astratto, ma una pratica quotidiana che nasce nelle piccole azioni di ciascuno.
Più che una lezione di diritto, quella del 9 aprile è stata una lezione di vita.
Un sentito ringraziamento va anche alla professoressa Gelanda Martorella, coreferente del progetto, che insieme ai colleghi ha reso possibile questo percorso formativo, capace di lasciare un’impronta concreta nel cammino di crescita dei nostri studenti.
Perché educare alla legalità significa, prima di tutto, educare alla responsabilità di essere cittadini. E in quell’aula, quel giorno, questa consapevolezza è diventata un po’ più forte, un po’ più viva.





