NELL’ABBAZIA DI SANTO SPIRITO AL MORRONE IL SILENZIO DI CELESTINO V TORNA A PARLARE AI GIOVANI

 SULMONA – C’era qualcosa di profondamente insolito questa mattina nell’aria immobile dell’Abbazia di Santo Spirito al Morrone. Non soltanto il fascino austero delle pietre antiche, né il peso della memoria che da secoli abita questi luoghi. Era come se il tempo, per qualche ora, avesse deciso di rallentare davvero.

Nel giorno che ricorda la morte di Pietro da Morrone, poi divenuto Papa Celestino V, centinaia di studenti delle scuole della Valle Peligna hanno attraversato uno dei luoghi più simbolici dell’Abruzzo non come semplici visitatori, ma come testimoni di una storia tornata viva davanti ai loro occhi.

Tra gli istituti presenti anche l’IIS Ovidio, insieme alle altre scuole del territorio, in una partecipazione collettiva che ha trasformato la mattinata in qualcosa di raro: un incontro autentico tra giovani, arte e memoria.

Lo spettacolo “Donne, Santi e Madonne – L’avventura di Celestino V” non ha avuto il tono della celebrazione formale. Al contrario, ha scelto la via più difficile e più potente: quella dell’emozione. Le parole degli attori Stefania Evandro e Alberto Santucci, accompagnate dalle sonorità intime della chitarra di Giancarlo Tozzi e dalla regia essenziale di Antonio Silvagni, hanno attraversato il silenzio dell’abbazia con una forza quasi disarmante.

Celestino V è apparso allora non come un personaggio lontano confinato nei libri di storia, ma come un uomo attraversato dal dubbio, dalla fede, dalla solitudine e dalla ricerca ostinata di verità. Ed è stato proprio questo a colpire gli studenti: la sorprendente umanità di una figura che il tempo non è riuscito a rendere distante.

Nessun effetto spettacolare. Nessuna retorica. Solo voce, luce, pietra e memoria.

Eppure bastava osservare i volti dei ragazzi per capire che qualcosa stava accadendo davvero. Gli sguardi fissi sulla scena, il silenzio attentissimo durante la rappresentazione, gli applausi finali arrivati quasi come un bisogno collettivo: segnali piccoli ma potentissimi di un coinvolgimento autentico.

Molti di loro hanno scoperto oggi non soltanto la straordinaria bellezza artistica dell’Abbazia di Santo Spirito al Morrone, ma anche il valore di una cultura capace ancora di interrogare il presente. Perché in quelle navate antiche non si è parlato solo di santi e di papi. Si è parlato di fragilità umana, di scelte difficili, di identità, di ricerca interiore. Temi eterni. Temi attualissimi.

E così, nel giorno dedicato alla sua memoria, Celestino V non è stato semplicemente commemorato. È tornato, per qualche ora, a camminare accanto ai giovani della sua terra.