QUANDO GLI STUDENTI PRENDONO LA PAROLA: IL ‘VICO’ TRASFORMA IL CONSIGLIO COMUNALE IN ESPERIENZA VIVA

Cosa accade quando ai giovani non si chiede soltanto di osservare, ma di prendere parola? Quando non sono spettatori, ma protagonisti dei luoghi in cui si decide? È da questa domanda, più che da un programma, che ha preso forma l’esperienza vissuta questa mattina nell’Aula Consiliare.

Gli studenti del I e II anno del Liceo “Vico” hanno attraversato una soglia simbolica: da cittadini in formazione a interpreti diretti della vita pubblica. Seduti tra i banchi della maggioranza, della minoranza e della giunta, hanno dato voce a un Consiglio comunale simulato, ma sorprendentemente autentico nei contenuti e nelle dinamiche.

A rendere ancora più significativo il confronto è stata la presenza delle istituzioni reali: il Sindaco Luca Tirabassi, gli assessori e i consiglieri hanno accolto le domande degli studenti senza filtri, trasformando l’incontro in un dialogo aperto, dove l’ascolto ha avuto lo stesso peso della risposta.

A introdurre i meccanismi dell’assise civica è stato il Presidente del Consiglio, Franco Di Rocco, offrendo ai ragazzi non solo regole, ma chiavi di lettura per comprendere il funzionamento della macchina amministrativa.

Eppure, ciò che ha reso questa esperienza davvero incisiva è stato il contenuto delle proposte. Tra tutte, quella di uno sportello psicologico per i giovani ha segnato un passaggio importante: la dimostrazione che le nuove generazioni non si limitano a interrogare il presente, ma cercano strumenti concreti per migliorarlo.

La mattinata è proseguita tra interviste agli assessori e momenti di restituzione critica, culminati in una “pagella” dell’azione amministrativa redatta dagli stessi studenti. Un esercizio di osservazione attenta, ma anche di responsabilità, che ha trasformato il confronto in uno scambio reciproco.

L’iniziativa, promossa dall’assessore Emanuela Cosentino, ha assunto così un valore che va oltre l’evento: quello di un percorso possibile, replicabile, necessario.

Perché educare alla cittadinanza non significa spiegare le istituzioni, ma creare le condizioni perché possano essere comprese dall’interno. Anche solo per un giorno.

E in quel giorno, tra domande dirette e risposte condivise, si è intravista una forma di futuro: quello in cui i cittadini non nascono per caso, ma si costruiscono attraverso esperienze che insegnano a partecipare, a comprendere, a scegliere.