SULMONA, IL GIORNO IN CUI OVIDIO TORNA A CASA
C’è un momento, ogni anno, in cui Publio Ovidio Nasone sembra tornare a respirare l’aria della sua città. Accade il 20 marzo, nel giorno del suo Dies Natalis, quando Sulmona si raccoglie in Piazza XX Settembre per rendere omaggio al poeta che più di ogni altro ha saputo trasformare l’amore, il dolore e l’esilio in versi immortali.
Stamattina la piazza si è fatta teatro di memoria e bellezza. La statua di Ovidio, solenne e silenziosa, è stata incoronata tra gli sguardi attenti dei presenti, come a restituire simbolicamente al poeta quella dignità che l’esilio non riuscì mai a cancellare. Un gesto semplice, ma carico di significato: Sulmona non dimentica il suo figlio più illustre.
A dare voce alle parole di Ovidio sono stati i giovani. In piazza, sotto lo sguardo della sua statua, gli studenti del liceo classico – Lorenzo Tanturri, Riccardo Cosenza, Roberta Silvestri e Chiara Cellini – hanno letto passi autobiografici tratti dai Tristia e dagli Amores, restituendo al pubblico tutta la fragilità e la potenza di un uomo sospeso tra nostalgia e passione. Le loro voci, limpide e vibranti, hanno attraversato il tempo, riportando Ovidio tra la sua gente.
A fare da eco a quella stessa intensità, in un’atmosfera più raccolta e intima, le note del violino di Tiziano Gasbarro risuonate nella biblioteca, in un dialogo silenzioso ma profondissimo tra musica e parola, come se i versi appena pronunciati continuassero a vivere, trasformandosi in suono.
Non sono mancati i momenti istituzionali: il breve saluto della dirigente Fantauzzi, seguito dagli interventi del sindaco Tirabassi e dell’assessore alla cultura Cosentino, hanno sottolineato il valore identitario di questa celebrazione. Perché ricordare Ovidio non è solo un atto culturale, ma un gesto collettivo che rinsalda il legame tra passato e presente.
A rendere ancora più significativa la mattinata, la premiazione del concorso dedicato alle scuole di ogni ordine e grado del territorio peligno. Tema: il mito di Deucalione e Pirra. Un racconto antico, eppure sorprendentemente attuale. Nei lavori originali degli studenti – dalla scuola primaria fino al liceo classico – si è colta una riflessione profonda: dopo ogni distruzione può nascere una nuova umanità, fondata non sulla divisione, ma sull’unità.
È proprio qui che il mito si fa specchio del presente. In un tempo attraversato da conflitti e discriminazioni, la storia di Deucalione e Pirra diventa un invito potente: esiste una sola razza, quella umana. E la pace non è un’utopia, ma una scelta da costruire ogni giorno, insieme.
La cerimonia ha visto anche i ringraziamenti all’ISE, nella persona di Gianni Cirillo, per la realizzazione della corona, e alla commissione giudicatrice esterna – Sandro Colangelo, Rosanna D’Aurelio, Carlo Alicandri Ciufelli, Marco Maiorano, Franca Palma, Mariolina Pallozzi, Elsa Pierorazio – che ha valutato con attenzione e sensibilità i lavori degli studenti.
Sulmona, oggi, non ha solo celebrato un poeta. Ha celebrato la forza della cultura, la voce dei giovani, e la possibilità di immaginare un mondo diverso. E mentre le note del violino si dissolvono nell’aria e le parole di Ovidio restano sospese tra le pietre della piazza, sembra chiaro a tutti: la bellezza, quando è condivisa, diventa memoria viva. E la memoria, se custodita, può ancora insegnarci a essere umani.





