THE GREAT GINO: quando il cinema accende le coscienze e dà voce ai giovani

Nella biblioteca del Liceo Classico “Ovidio” di Sulmona, il cinema diventa strumento di cultura, partecipazione e crescita. Al centro, gli studenti e un progetto che unisce scuola, territorio e professionisti del settore, dimostrando come le immagini possano educare allo sguardo critico, stimolare le coscienze e aprire nuove prospettive sul presente.

Ci sono storie che entrano dentro di noi, ci pongono domande, incrinano le nostre certezze e ci invitano a guardare il mondo con occhi diversi. E ci sono esperienze che, proprio come le storie più autentiche, lasciano un segno destinato a durare oltre il tempo di un incontro. È in questa dimensione che si inserisce la presentazione del cortometraggio The Great Gino, ospitata nella biblioteca del Liceo Classico “Ovidio” di Sulmona, nell’ambito del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola, promosso dal Ministero della Cultura (MiC) e dal Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM). Un percorso che riconosce nel cinema un’importante risorsa educativa e nella scuola il luogo privilegiato in cui i giovani possono avvicinarsi ai linguaggi audiovisivi, sviluppare creatività e imparare a leggere con maggiore consapevolezza la realtà che li circonda.

L’iniziativa si inserisce in un progetto organizzato dalla scuola, il Polo “Ovidio”, in collaborazione con i partner coinvolti, Sulmona Cinema e Cuore dei Confini, in una rete di competenze e sensibilità che ha permesso di trasformare il cinema in un’esperienza concreta di formazione, partecipazione e condivisione. Ad aprire l’incontro è stata la dirigente scolastica Caterina Fantauzzi, con il saluto iniziale, sottolineando il valore di una scuola capace di aprirsi al territorio, accogliere nuovi linguaggi e offrire agli studenti occasioni concrete per esprimere il proprio talento.

A dare voce al valore e alle finalità del progetto sono stati Marco Maiorano, curatore dell’iniziativa, Sabrina Cardone, referente del progetto, e le tutor Annalisa La Montagna e Simona Fontecchia, insieme a Stefano Di Sanza, creativo digitale, Tiziana Taucci, Luca Del Monaco e Alessandro Antinucci di Cuore dei Confini. Il loro contributo si è inserito in un percorso costruito sulla collaborazione, sul confronto e sulla partecipazione attiva, nel quale la formazione ha incontrato l’esperienza concreta e la creatività si è trasformata in un’opportunità di scoperta e crescita.

I veri protagonisti sono stati gli studenti, coinvolti in un’esperienza che ha permesso loro di confrontarsi con il linguaggio cinematografico, sperimentare le proprie capacità e scoprire il valore del lavoro condiviso. Accanto al regista sulmonese pluripremiato Carlo Liberatore, hanno potuto avvicinarsi al processo creativo del cinema, comprendendo come dietro ogni immagine si nascondano idee, scelte, sensibilità e un lavoro di squadra nel quale ogni contributo può fare la differenza.

Perché il cinema, prima ancora di essere una sequenza di immagini, è uno sguardo sulla realtà. È la capacità di trasformare una storia in una domanda, un'emozione in consapevolezza, un'immagine in uno strumento per comprendere meglio noi stessi e gli altri.

Nel corso dell’intervista, Carlo Liberatore ha espresso con chiarezza il significato culturale di questo percorso: «Il cinema è una delle poche forme d'arte che incide sul contemporaneo, capace di smuovere le coscienze e di porre in essere una riflessione approfondita sul presente».

Parole che restituiscono il senso di un laboratorio pensato non come un semplice esercizio tecnico, ma come un'occasione per avvicinare i giovani a un'arte capace di interrogare la società, affrontarne le contraddizioni e dare voce alle questioni che attraversano il nostro tempo.

È proprio questa la forza del Piano Nazionale Cinema e Immagini per la Scuola: offrire agli studenti la possibilità di non essere soltanto spettatori, ma partecipanti attivi di un percorso educativo nel quale l’esperienza audiovisiva diventa strumento di conoscenza, espressione e consapevolezza.

Nel corso dell'incontro, il regista ha espresso anche la propria soddisfazione per il fatto che i giovani abbiano potuto vedere The Madmen Coach, un'opera che affronta il tema della salute mentale e offre un'ulteriore occasione di riflessione su una dimensione fondamentale dell'esperienza umana.

 

La proiezione del documentario ha arricchito la proposta culturale, portando al centro il tema della salute mentale, troppo spesso avvolto dal silenzio e dai pregiudizi. Parlarne attraverso il cinema significa promuovere ascolto ed empatia, riconoscendo la dignità e la storia di ogni persona.

La collaborazione tra il Polo “Ovidio”, i partner del progetto e i professionisti coinvolti ha offerto agli studenti l'opportunità di vivere il cinema come esperienza creativa, formativa e umana, capace di stimolare uno sguardo più consapevole sulla realtà.

offrendo agli studenti un’esperienza creativa e formativa, capace di stimolare uno sguardo più consapevole sulla realtà.

The Great Gino e The Madmen Coach trasmettono così un messaggio che va oltre lo schermo: il cinema può aiutare a comprendere il presente, sensibilizzare le coscienze e offrire ai giovani nuove occasioni di espressione e crescita.

Quando le luci si riaccendono e lo schermo torna a essere soltanto uno schermo, qualcosa può continuare a vivere dentro chi ha guardato: una riflessione, una nuova sensibilità, il desiderio di capire meglio una realtà prima sconosciuta.

Ed è forse questa la grandezza autentica del cinema: non mostrarci soltanto il mondo com'è, ma aiutarci a immaginare il mondo che potremmo contribuire a costruire.

Perché un film può finire. Un laboratorio può concludersi. I titoli di coda possono scorrere.

Ma quando la scuola diventa il luogo in cui la cultura incontra la vita, i giovani trovano la propria voce e l'arte riesce a smuovere le coscienze, allora il suo viaggio è appena cominciato.